sabato 23 aprile 2011

Vivere nel paradosso

(interno studio, composizione di fumetti e panni stesi)

Come ogni anno, in questo periodo, si tengono fior fiore di festival e fiere di fumetto sul suolo italiano. Come ogni anno (almeno da 4 anni a questa parte) io non andrò a nessuno di questi eventi. Forse qualche lettore si sta chiedendo il perchè? Forse. Sicuramente qualche addetto ai lavori s'è posta la domanda. Per ritrovarsi dopo tanto tempo, per fare delle chiacchiere, per fare qualche dedica, per presenziare come ospite.
Se siete tra quelli che si sono fatti questa domanda, allora aspettatevi una risposta lunga e complessa ed una cortissima fatta di una parola.

Iniziamo con la domanda:
"Ma perchè Armin non va mai alle fiere di fumetto?".

Risposta corta:
"Soldi."

Risposta lunga:
Dato che in Italia (ma diciamocela tutta: anche in buona parte del mondo) fare fumetto non paga, ne in cash, ne in gloria, allora perchè farlo? Per testardaggine e profondo amore nel mezzo. Almeno credo. Forse perchè il fumetto in se è un mezzo straordinario, poliedrico, complesso, composto da tante discipline creative diverse e soprattutto, perchè il fumetto non è un bene di consumo necessario alla sopravvivenza dell'umanità. E' una roba per chi ha sodi da buttare. Esiste soltanto in paesi dove i cittadini possono spendere un pochino di più. In paesi più poveri il fumetto non esiste e se esiste viene usato come mezzo di comunicazione propagandistico per traviare l'opinione pubblica (gran parte non istruita).
Quindi è questo il problema?
No. Sinceramente non mi pongo il problema se è etico o meno istigare la vendita di fumetti piùttosto che sostenere la raccolta fondi per il terzo mondo. Mi piace fare fumetti, lo posso fare e diciamo che mi riesce abbastanza bene. Ecco dove è il punto:
Lo posso fare.
Io ho la possibilità di poter fare fumetti e di poter raggiungere l'altro capo dell'Italia con una mia pubblicazione. Io posso di conseguenza avere anche un possibile pubblico che potrebbe richiedere delle nuove storie raccontate da me. Io posso avere tutto questo.
Posso avere tutto, ma non una retribuzione squalificante per il lavoro svolto ed il tempo investito.
Quindi... io posso continuare a vivere alle spalle di qualcuno finchè quest'ultimo non muore e mi lascia un eredità. Oppure posso morire di gobba e di fame.
Oppure posso fare altro.
Oppure posso mandare affanculo tutti e mi costruisco una vita vera con un lavoro vero ed una famiglia vera senza dover gravare sulle spalle del primo malcapitato familiare.
Io ho optato per fare altro. Il che equivale fare molti, moltissimi lavori in contemporanea e tutti questi lavori sono direttamente (o indirettamente) collegati al mezzo fumetto.
Ma esiste un lavoro come questo?
No. Non ha neppure un nome. Anzi, questo lavoro, questo accumulo di lavori, si chiama con il tuo nome. Per assurdo, un lavoro inesistente è più retribuito di una professione esistente (ma inesistente sulla carta). Quindi lavorare sul territorio locale porta alla quotidianità finanziaria, piùttosto di una notorietà nazionale che porta a... boh, non lo so.
Cercando di fare ciò che ti piace, avendone la possibilità (il vero problema è che io questa possibilità ce l'ho... se non ce l'avessi, non mi porrei tutti sti problemi) vai incontro a numerosi problemi di iperattività lavorativa. Negli ultimi anno mi sono concentrato in questa direzione talmente tanto che il resto, tipo la vita sociale, le interazioni umane, sono pian piano scivolate via (comunque questo è un altro capitolo del "Fumettista Limitrofo"... bel titolo! Me lo devo ricordare).
Tornando sulla tematica principale, crearsi un lavoro che non esiste senza che nessuno te lo spiega, è decisamente faticoso, ma fattibile. Ora come ora il lavoro si autoalimenta e non mi lamento di questa cosa. L'unica cosa che vorrei è quella di riuscire a smettere, di staccare da tutti i mille lavori e di riuscire ad accontentarmi. Ma come posso accontentarmi se, come tanti altri, sono cresciuto con il GRANDE DESIDERIO DI DIVENTARE FUMETTISTA e poi, scontrandomi con la realtà, sono costretto ad optare per 3 orribili soluzioni: mantenuto, limitrofo o abdicante.
Io voglio fare fumetti, dannazione!
Voglio morire di gobba sul tavolo da disegno nella mia Armin-Caverna segreta. Voglio raccontare storie, tramandare racconti, studiare il segno. Insomma voglio fare il fumettista al 100%... ma non è possibile.
Bene. Punto.
D'altronde, se non facessi mille lavori diversi non avrei così tante storie da raccontare. Tutte le esperienze diverse accrescono il mio bagaglio culturale, sociale, emotivo, umano. Non sono mai stato così curioso come ora. Ho una spasmodica voglia di informazioni, di dettagli, di usanze, di comportamenti umani. Se facessi solo il fumettista che vive nella sua grotta spezzato in due, non riuscirei ad acquisite in maniera approfondita tutte queste informazioni (che servono per la creazione decente di una storia), ma sicuramente avrei più tempo per studiare il segno e fare ricerca.
E qua entriamo a piè pari nel paradosso.
desiderio VS realtà
ricerca estetica VS ricerca narrativa
idea di gloria VS retribuzione non squalificante
mestiere tecnicamente esistente VS mestiere non esistente

Vorrei concludere con la risposta alla domanda sul perchè non vado alle fiere di fumetto:
"Credo che se io dovessi smettere di fare fumetto e/o di voler fare fumetto e/o di voler fare tante cose limitrofe al fumetto, per assurdo, avrei più tempo per presenziare alle fiere, ma di conseguenza non sarei più un fumettista."

Amen.

PS: se un fumettista rientra in una delle 3 categorie (mantenuto, limitrofo o abdicante), allora può considerarsi (in tutt'e tre i casi) un fumettista contemporaneo.

8 commenti:

The Passenger ha detto...

Prima di questo post SINCERAMENTE non mi chiedevo perchè non ti vedo alle fiere ( dato che in realtà non ci vado nemmeno io per gi stessi tuoi motivi- anche se a Lucca ti incontro spesso ^__^ )....belle riflessioni che credo he ad ogni autore prima o poi maturino nela capoccia!
Sei un giovane autore che merita di diventare famoso! Sai che sono un tuo fan!

Teo Cato ha detto...

Morire di fama o vivere di fame?

Amal ha detto...

Sinceramente è una domanda a cui mi avevi già risposto. Perché tu e io abbiamo le due fiere all'anno dove ci incontriamo, facciamo uscire il fumo dalle orecchie e tiriamo dritti.
E perché sono cose di cui avevamo già discusso. Almeno in parte.
Condivido davvero molto del tuo post caro Armin.
Credo che molte persone avrebbero bisogno di riflettere un po' più a lungo su quello che fanno.
Ti abbraccio.

(ma vogliamo parlare del tuo captcha? BELEN ma che è una presa per il culo?)

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Non ha tenuto conto di un Plusvalore aggiunto. Le mie cugine.
E non mi arrendo.
Andrea

MagaMagira ha detto...

Allora Armin, visto che non vieni alle fiere, ti mando un abbraccione da lontano. Io reduce da Napoli, la penso come te, poi però delle volte vince il plusvalore di prender un treno e andar a spasso!fare fumetti costa sacrifizio, lo sfizio ce lo togliam quando possiam.sei bravissimo.ciao!Marina

Armin Barducci ha detto...

Ooooh, Marina, splendida creatura. C'è del conflitto in me... son sempre nel dubbio, anche quando scrivo di certezze. Il desidero di voler fare e fare bene scorre sempre forte...
Un giorno si deve fare una bella chiacchierata.

Ah... ho visto il risultato del tuo workshop di fumetto (la pubblicazione). Bello!
Anche io sto facendo lo stesso (per la stessa gente) a Bolzano!

ezio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ezio ha detto...
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